{"id":503,"date":"2010-01-22T18:45:00","date_gmt":"2010-01-22T17:45:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2020-12-02T19:28:46","modified_gmt":"2020-12-02T18:28:46","slug":"le-molinette-sono-peggio-di-hogwarts","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/triptofun.it\/index.php\/2010\/01\/22\/le-molinette-sono-peggio-di-hogwarts\/","title":{"rendered":"Le Molinette sono peggio di Hogwarts"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"M\">Chi ha letto Harry Potter ricorder\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cA Hogwarts c\u2019erano 142 scalinate: alcune ampie e spaziose, altre strette e pericolanti; alcune che il venerd\u00ec portavano in luoghi diversi; altre con a met\u00e0 un gradino che scompariva e bisognava ricordarsi di saltare. Poi c\u2019erano porte che non si aprivano a meno di non chiederglielo cortesemente o di non fare loro il solletico nel punto giusto e porte che non erano affatto porte ma facevano finta di esserlo\u201d<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"M\">Alle Molinette invece abbiamo scale che finiscono al primo piano mentre i reparti continuano fino al quarto, scale principali e scale di servizio, con innumerevoli gradini pericolanti. Ascensori che non si fermano a certi piani o che quando premi un pulsante ti portano ad un piano diverso da quello segnato, altri che funzionano solo con la chiave e quelli senza chiave che non si trovano mai.<br>Reparti con i soffitti di 10 metri e altri claustrofobici, reparti che si aprono in mezzo a un corridoio ma non sono allo stesso livello, quindi bisogna salire dei gradini. Porte con il codice che si aprono solo se contemporaneamente tiri la maniglia, ma \u00e8 troppo lontana per arrivarci da soli, altre che trovi sempre aperte poi improvvisamente si chiudono e rimani intrappolato.<br>I reparti sono disseminati a casaccio, come i carrarmatini del risiko quando ci cadono sopra i dadi, la degenza pu\u00f2 essere da un lato al primo piano, la sala operatoria al quarto piano del capo opposto dell\u2019ospedale, gli ambulatori al piano interrato in un\u2019ala ancora diversa e il day surgery in mezzo a un reparto che non c\u2019entra niente.<br>In mezzo a questo marasma anche le indicazioni migliori sono inutili.<br>Terzo anno. Secondo semestre. Devo rintracciare la segreteria di cardiologia 1 e ho a disposizione l\u2019esiguo tempo della pausa di met\u00e0 mattina (mezz\u2019ora).<br>L\u2019informazione a mia disposizione \u00e8 minima: il reparto sta in corso Dogliotti.<br>L\u2019aula ovviamente \u00e8 dal capo opposto. La strada pi\u00f9 breve implica percorrere per intero il transatlantico.<br>Ho cos\u00ec rinominato un corridoio che attraversa l\u2019ospedale lungo il suo asse principale emergendo a livello stradale in corrispondenza di anatomia patologica. D\u00e0 accesso a qualche reparto (pronto soccorso e radiologia ad esempio) e ha collegamenti per i principali edifici che non fanno parte del nucleo originario.<br>Dal momento che la nostra aula \u00e8 vicino ad anatomia patologica e ci tocca attraversare l\u2019ospedale ogni mattina \u00e8 la prima scorciatoia che ciascuno di noi ha imparato (spesso a costo di ore passate a cercare la scala giusta per riemergere in un corridoio aperto e non in mezzo a un reparto).<br>Ciononostante attraversare il corridoio per intero richiede una dozzina di minuti; sempre meno che fare lo slalom tra medici, parenti, pazienti, letti e barelle nel corridoio del piano superiore.<br>La ricerca del reparto \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 complessa: la prima indicazione riporta [freccia a sinistra] cardiologia 1 [freccia a destra]<br>Il che potr\u00e0 anche significare che ci si arriva da entrambi i lati perch\u00e9 il reparto si estende per buona parte del corridoio, ma chiss\u00e0 dov\u2019\u00e8 la segreteria\u2026<br>Punto sulla sinistra e mi va bene.<br>Seguendo le indicazioni giungo alle scale che portano fino al terzo piano.<br>Entro e scopro di essere a met\u00e0 di un reparto.<br>Chiedo informazioni per raggiungere la segreteria e mi viene risposto che si trova al piano di sopra. Da l\u00ec, per\u00f2, le scale non ci arrivano e l\u2019ascensore neppure.<br>Le possibilit\u00e0 sono:<br>attraversare il reparto chiuso rischiando l&#8217;ira della caposala<br>scendere al pianterreno, proseguire nel corridoio, prendere le scale successive e salire al quarto piano (arrivando irrimediabilmente in ritardo).<br>Intrepida opto per la prima soluzione.<br>Attendo che qualcuno che conosca il codice della porta entri e lo seguo con aria indifferente.<br>La buona sorte mi arride e nessuno mi ferma. Giunta al fondo del reparto non trovo le scale. Pressata dal tempo stringente, rinunciando anche all\u2019ultimo briciolo di amor proprio chiedo ai pazienti che prontamente mi indicano la direzione giusta.<br>Salgo un piano e mi trovo nel bel mezzo di una coda interminabile.<br>Ci mancava questa\u2026<br>Mi metto in coda tra un paziente e l\u2019altro e dopo un tempo geologico giunge il mio turno.<br>Scopro cos\u00ec \u2013 orrore e raccapriccio \u2013 che la segreteria universitaria \u00e8 da un\u2019altra parte, oltre il corridoio e ci si pu\u00f2 arrivare senza fare coda.<br>Ah, saperlo! Missione compiuta in 40 minuti circa, ritardo calcolato: 40-30+12 = irrimediabile.<br>Il problema pare piuttosto comune, ecco cosa scrive in proposito Francesco Sartori in \u201cDall\u2019altra parte\u201d (Rizzoli, 2006)<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Ho esperienza dei grandi policlinici e ospedali clinicizzati perch\u00e9 ci ho vissuto o perch\u00e9, per motivi di lavoro, li ho ripetutamente visitati. Il caos \u00e8 totale. Le strutture originarie generalmente gi\u00e0 inadatte sono state rese ancor pi\u00f9 caotiche dai cambiamenti intervenuti in seguito, provocati pi\u00f9 che dalle necessit\u00e0 che la medicina nel suo cambiamento comunque comporta, dagli appetiti dei medici in cerca di sistemazioni assurde. Sale operatorie ovunque, invece che raggruppate in un\u2019unica piastra, servizi di endoscopia a decine quando ne basterebbe uno \u2013 ma ogni medico, ogni chirurgo ha voluto e ottenuto il suo personale -, studi medici mischiati alle stanze dei malati, servizi indecorosi, ascensori che non si sa dove arrivano, scale che non si sa dove portano, i reparti e i servizi di destinazione praticamente irraggiungibili. Sono i primi esempi che mi vengono in mente. La spartizione degli spazi, avvenuta senza regole, \u00e8 quanto di pi\u00f9 illogico e ingiusto si possa immaginare. Non \u00e8 facile lavorare in questo conteso, dove dovrebbero svolgersi in modo armonico, l\u2019assistenza, la didattica e la ricerca. Pu\u00f2 sembrare ingeneroso citare il Policlinico nel quale lavoro, che peraltro pare sia uno dei meno peggio. Ma mi \u00e8 sufficiente uscire dallo studio per imbattermi in qualche malato o in un parente che si \u00e8 perso! Che non riesce a tornare nel suo reparto, che non \u00e8 capace di raggiungere un ambulatorio, che addirittura non trova l\u2019uscita. La cosa pi\u00f9 triste \u00e8 che, spesso non sono in grado io stesso, che ci sto da una vita, di fornire informazioni precise<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"M\">Volete mettervi alla prova anche voi? Stazionate in un corridoio a caso con un camice e l\u2019aria di non avere fretta\u2026 la vostra conoscenza dell\u2019ospedale sar\u00e0 testata in 10 minuti.<br>Se riuscite a indirizzare pi\u00f9 di 5 pazienti che si presentano a voi con aria implorante, un foglio di indicazioni mal scritto, un\u2019impegnativa o il nome storpiato di un medico siete gi\u00e0 dei maestri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ha letto Harry Potter ricorder\u00e0: \u201cA Hogwarts c\u2019erano 142 scalinate: alcune ampie e spaziose, altre strette e pericolanti; alcune che il venerd\u00ec portavano in luoghi diversi; altre con a met\u00e0 un gradino che scompariva e bisognava ricordarsi di saltare. 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